Uno dei complessi storici più prestigioso della Toscana


Edificato su una collina, questo imponente ed elegante complesso nacque come un grande convento dedicato a San Francesco.
Come tutti i conventi dell’epoca (risale infatti ai primi anni del XV secolo) era una struttura praticamente autosufficiente: vi si produceva cibo e sostentamento di tutti anche senza bisogno di aiuto esterno.
Non poteva dunque mancare niente, a partire dall’acqua.



Anche a centinaia d’anni di distanza conserva perciò tutte le qualità che ne facevano una vera e propria “città in miniatura”: un valore aggiunto inestimabile anche in questi anni, perché rappresenta un plus immediatamente riconoscibile dai suoi ospiti.
La cosa che forse fatica a balzare agli occhi di un visitatore moderno è proprio la sua logica costruttiva. Eppure, a guardar bene tra le solide ed eleganti mura, scopriamo che qui niente è lasciato al caso: tutto risponde a uno scopo e a un’utilità.
Le zone in ombra rispondono all’esigenza di essere fresche e vivibili anche sotto al sole estivo; le zone che si affacciano alla luce sono studiate per esserne valorizzate e allo stesso tempo protette.

Dal rapporto con la terra a quello con il sole, dall’uso dell’acqua alla temperatura finanche al miglior rapporto con i venti della zona, tutto è stato progettato, realizzato e infine migliorato sempre con l’obiettivo di dare un vantaggio alla vita delle sue persone.

Le epoche in cui il complesso viveva di vita propria si caratterizzavano per il rapporto che l’uomo aveva con l’ambiente circostante: un rapporto cento volte più forte e importante rispetto a oggi. Va da sé che un complesso di questo genere supera, in qualità ambientale, qualunque costruzione moderna, fosse anche realizzata con le più grandi cure e attenzioni.
I documenti che sono arrivati fino a noi dicono che il complesso ebbe un’autorizzazione pontificia alla donazione e ristrutturazione firmata nel lontano 1407. Periodo di grandi cambiamenti ed evoluzioni, vide i lavori procedere rapidamente indicandone la data di termine dei lavori nell’anno 1414.
Così questo complesso, in origine piccolo e solitario eremo, crebbe lentamente ma senza posa: con il succedersi degli interventi di ampliamento ha acquistato via via nei secoli l’imponenza che oggi possiamo ammirare.



Nel suo momento di massimo splendore divenne un importante centro di studi teologici, arricchito da una biblioteca che contava migliaia di volumi. In un’epoca in cui la cultura, l’esperienza e le capacità venivano tramandate per lo più oralmente, una biblioteca non era qualcosa “in più”, ma il fondamento di un mondo che imparava a crescere sempre più velocemente.

Entriamo a visitare il complesso, che venne profondamente modificato durante il XVII secolo fino a raggiungere l’assetto attuale.
La struttura è costituita, oltre che dalla chiesa e dal convento, da due chiostri con loggiati, due dormitori e un refettorio per una superficie coperta di ben 7300 mq.

Molte opere d’arte e decorazioni arricchiscono il valore del complesso e testimoniano l’importanza storica del luogo. Oltre all’importante biblioteca, che custodiva ben 17 mila volumi, si possono ammirare opere quali “l’Annunciazione” e “la Madonna col Bambino” di Mariotto di Nardo, amico e collaboratore di Lorenzo Ghiberti, e “L’ultima cena” di Alessio Gimignani.
Lo stesso Gimignani, assieme al pittore Francesco Leoncini, affrescò le lunette del chiostro maggiore con le Storie di San Francesco mentre le Storie di Sant’Antonio sono il tema a decorazione del chiostro minore che vide all’opera Luigi Cappelli, Giovanni Domenico Ferrucci e l’eccellente maestro fiorentino del primo Seicento, Giovanni da San Giovanni.

Il chiostro (dal latino “claustrum”, serratura, ad indicare la separazione dei monaci dal mondo circostante) è costituito da un grande cortile quadrato circondato su più lati da corridoi coperti che si aprono sullo spazio centrale con una serie di voluminose arcate.
All’interno del chiostro maggiore è presente un rigoglioso giardino, su cui trova spazio un pozzo edificato in pietra serena che, secondo il modello romano, alimenta una cisterna nel sottosuolo per l’approvvigionamento idrico.



L’ampia sala Nobile è uno dei punti forti del complesso: capace di ospitare comodamente più di 400 commensali, è l’ideale per cerimonie ed eventi di ogni tipo. Per le cerimonie più riservate, ideale è lo splendido refettorio del 500 che ospita fino a 60 persone in un ambiente armonico e vitale.
Dalle finestre della sala, anche stando comodamente seduti, è possibile godere di un panorama mozzafiato sulla città. Ma nelle giornate migliori il panorama si estende fino al Duomo di Firenze, che si eleva nel cielo in un’atmosfera davvero magica ed esaustiva.



Il contento è attualmente sotto il vincolo delle belle Arti tanto che gli arredi di pregio e gli affreschi sono stati catalogati dal Ministero dei Beni Culturali.

Vediamo la struttura di questo complesso: il piano terra ha una superficie di 3000 mq; il piano secondo e il primo seminterrato contano rispettivamente 260 e 1950 mq.
Il primo piano ha una superficie di 2100 mq. La superficie complessiva è di 7310 mq.

Gli esterni vantano una tenuta con bosco, pineta, oliveto e vigneto. Il tutto valorizzato da chiostri e terrazze che permettono di ammirare il mondo circostante. La superficie complessiva è di 10 ettari ed è arricchita da un oliveto, boschi fitti di querce, lecci, piante di alto fusto e imponenti cipressi che, sulla sommità della proprietà, abbracciano il complesso.

Un giardino curatissimo e due romantici chiostri (Chiostro piccolo e Chiostro grande) completano l’offerta di questa esclusiva location.
Il complesso è il luogo ideale per organizzare eventi aziendali, riunioni di lavoro, seminari, gruppi di studio, convegni e congressi. L’atmosfera del luogo facilita la concentrazione e la focalizzazione su messaggi e contenuti da trasmettere a collaboratori e colleghi.



Se la fondazione del complesso risale dunque all’inizio del CV secolo, è evidente che ampliamenti e modifiche nei secoli successivi ne hanno valorizzato la struttura che oggi conta una chiesa, un convento e due chiostri.
Ma il valore del complesso va ben oltre la sua architettura.

Alla destra della Porta della Chiesa sono state poste, in una teca, le spoglie mortali di Fra Giuseppino Giraldi che nel secolo decimonono ha calcato le contrade della città in lungo e in largo per avvicinare alla fede il maggior numero di persone.



Molte opere e decorazioni si conservano ancora a testimoniare l’importanza del luogo; oltre alla biblioteca ricca di volumi e documenti, spiccano infatti le lunette affrescate di Alessio Gimignani e Francesco Leoncini con le Storie di San Francesco nel chiostro grande.
In seguito alle soppressioni del 1810 e del 1866 altre opere furono trasferite al Museo Civico dove si trovano tuttora: l’Annunciazione e Madonna del Bambino di Mariotto di Nardo e L’ultima Cena di Alessio Gimignani.

Questa struttura può essere sfruttata per qualunque iniziativa grazie al valore in più dato dagli spazi multifunzionali, da un’ambiente unico al mondo, dalla comodità di essere isolati e tranquilli ma a due passi da centri abitati tra i più belli d’Italia.

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